Silvia Paci
25° Premio Cairo
2023
I censurati. Nudo e censura nell'arte italiana d'oggi, Villa Mirabella, Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera.
2020
Sii la differenza con l'arte, Musei Bassano, Bassano del Grappa.
2016
Tu35 Project, Centro arte contemporanea Luigi Pecci, Prato.
Le figure di Silvia Paci (Prato, 1990) sembrano provenire da un mondo favolistico e festante, un’immaginaria madrepatria di menzogne e sortilegi dove cade ogni distinzione tra reale e fantastico. Autoritratti e inserti autobiografici convivono con personaggi della fiaba, del mito e del folklore, abolendo così ogni logica ordinatrice.
Ma l’intento dell’artista, diplomata all’Accademia di Belle arti di Firenze, non è di realizzare semplici trasposizioni delle novelle popolari, quanto di sfruttare racconti e scenari ormai sedimentati nell’immaginario collettivo (come il Paese della Cuccagna) per indagare il tema dell’identità, delle maschere che puntualmente indossiamo, dei ruoli che interpretiamo nel quotidiano.
Feticcio, in questo senso, è un’opera emblematica, che prende vita attorno a una sorta di pupazzo felicemente perturbante, e dove ogni elemento rimanda a una storia possibile, lasciando spazio alla fantasticazione. Anziché limitarsi al commento o al censimento del reale, con Paci la pittura recupera il proprio potere di trasfigurazione, la forza di un pensiero magico.
Testo di Giulia Oglialoro
Olio su tela, cm 160x160.
